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Ca' Foscari riscopre i Tamizdat: una mostra digitale valorizza 199 volumi vietati nel blocco sovietico durante la Guerra Fredda

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Se il manoscritto de Il dottor Živago di Boris Pasternak non avesse raggiunto l’Occidente clandestinamente, la casa editrice milanese Feltrinelli non avrebbe mai potuto pubblicare in Italia quel primo tamizdat, reso poi famoso dal film omonimo. Se Arcipelago Gulag di Aleksandr Solženicyn non fosse stato pubblicato oltrecortina, non sarebbe stata nota la geografia del gulag, un sistema esteso di isole e luoghi inospitali sparsi in tutta la Russia, dalle Isole Solovki alla Kolyma, dove venivano inviati ai lavori forzati milioni di cittadini sovietici, tra cui lo stesso scrittore. Ma come arrivavano queste opere in Occidente, che strade prendevano i manoscritti (samizdat) di cui la censura sovietica impediva la pubblicazione e che per vie sotterranee arrivavano oltrecortina dove venivano pubblicati (tamizdat)?

Il progetto di ricerca Transnational Book Diplomacy beyond the Cultural Cold War: Towards a Socio-Cultural History of the Tamizdat, condotto presso l’Università Ca’ Foscari Venezia da Ilaria Sicari grazie a una fellowship Marie Skłodowska-Curie Action (MSCA), vuole svelare queste “strade editoriali” che a partire dalla fine degli anni Cinquanta portarono molti testi a varcare clandestinamente i confini dell’URSS e dei paesi socialisti satelliti per essere pubblicati nel blocco occidentale.

Il progetto indaga la storia culturale della Guerra Fredda attraverso lo studio della diplomazia del libro, esaminando come caso di studio la pubblicazione, circolazione e ricezione transnazionale dei tamizdat (letteralmente “pubblicati lì”, ovvero oltrecortina), i testi sovietici la cui pubblicazione era vietata nel blocco orientale, e che raggiungevano clandestinamente l'occidente per essere dati alle stampe. Attraverso un’ampia ricerca archivistica, lo studio ricostruisce le reti relazionali tra i diversi attori e le dinamiche che hanno reso possibile la circolazione di questi testi, facendo emergere le vicende spesso sconosciute che si celano dietro la loro pubblicazione e diffusione. Ca’ Foscari è oggi uno dei pochissimi centri universitari a livello internazionale impegnati nello studio dei tamizdat. Tra le altre iniziative accademiche dedicate a questo tema, figura anche Tamizdat@Stanford, mostra digitale realizzata dalla Stanford University e curata sempre da Ilaria Sicari, in collaborazione con l'archivio Hoover e la biblioteca di Stanford.

Il progetto di ricerca condotto dalla Marie Curie Fellow Ilaria Sicari  analizza la produzione materiale e simbolica dei tamizdat in Occidente e delinea una storia socio-culturale comparata della Guerra Fredda, incentrata sulla diplomazia del libro – transnazionale e transfrontaliera, statale e non statale – tra i due blocchi. L’obiettivo è superare la tradizionale rappresentazione dell’occidente e dell’oriente come mondi culturali separati, mappare la topografia della cultura della Guerra Fredda, tracciando le rotte clandestine dei manoscritti e dei libri tra le due sponde della Cortina di Ferro, e contribuire a disegnare la rete relazionale tra i diversi attori socio-culturali (scrittori, traduttori, editori, dissidenti, agenti letterari, diplomatici ecc.) coinvolti, a vario titolo e con diverse funzioni, nella produzione e circolazione transnazionale di tali testi. 

Tra gli esiti più significativi della ricerca vi è la mostra digitale Tamizdat@Ca’Foscari, curata da Ilaria Sicari in collaborazione con Valeriia Korotkova (Stanford University), Georgii Korotkov (Stanford University), il Sistema Bibliotecario di Ateneo (SBA), la Biblioteca di Area Linguistica dell’Università Ca’ Foscari (BALI) e il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati (DSLCC)

L’esposizione digitale, che è l’ideale continuazione e integrazione della mostra già allestita all’Università di Stanford, valorizza la collezione rinvenuta e conservata presso la BALI di Ca’ Bernardo, composta da 199 tamizdat in diverse lingue occidentali e dell’Europa centrale e orientale: i volumi furono esposti nel 1977 alla Biennale del Dissenso e successivamente donati alla Biblioteca universitaria generale di Ca’ Foscari. Il percorso digitale presenta inoltre i risultati delle ricerche condotte presso istituzioni internazionali quali le Hoover Libraries and Archives di Stanford, gli Open Society Archives di Budapest, l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee di Venezia e l’Archivio Storico di Ca’ Foscari.

Come spiega Ilaria Sicari: «Il progetto nasce da una ricerca archivistica con la quale, confrontando e raccogliendo dati nelle corrispondenze di diversi attori socio-culturali, ricostruisco i network e la “storia dietro le quinte” che hanno reso possibile la pubblicazione e circolazione transnazionale dei tamizdat, il cui primo esempio è stato Il Dottor Živago di Boris Pasternak. Attraverso il prisma della storia editoriale di questi libri è possibile osservare la Guerra Fredda culturale da una prospettiva diversa, fatta di scambi, mediazioni e connessioni che oltrepassavano le divisioni ideologiche tra i due blocchi».

La mostra può essere visitata online, offrendo la possibilità di esplorare le visualizzazioni digitali dei dati raccolti, come le mappe e i grafi, e il catalogo digitale della collezione di tamizdat conservata al BALI). Inoltre, fino al 30 settembre 2026, una selezione di 25 volumi è in mostra nelle due sedi BALI: al CFZ (Dorsoduro 1392, Fondamenta Zattere, 30123 Venezia) sono esposti 15 volumi (libri e riviste), mentre presso la sede di Ca' Bernardo (Dorsoduro 3199, Calle Bernardo, 30123 Venezia) sono esposti altri 10 volumi.