EACS 2026: a Ca’ Foscari oltre 870 sguardi scientifici sulla Cina di ieri, oggi e domani
Dal 21 al 25 luglio 2026 si terrà a Ca’ Foscari il 26° Convegno biennale dell’European Association of Chinese Studies (EACS). Fondata nel 1975, l’EACS raccoglie attualmente più di duemila studiosi e studiose nell’ambito degli studi cinesi, ed è dunque una delle più importanti associazioni mondiali in questo settore. La maggior parte dei soci e delle socie è basata in Europa, ma l'associazione vanta una forte presenza anche in altre istituzioni sinologiche extraeuropee.
Il convegno dell'EACS si tiene a cadenza biennale, organizzato a turno dai principali centri di studi sinologici europei. Per la prima volta l'evento fa tappa a Venezia, segnando la seconda occasione in cui l'Italia ospita la manifestazione dopo l'edizione di Torino nel 2000.
Il programma di EACS 2026 prevede oltre 870 contributi scientifici – suddivisi tra panel, relazioni individuali e tavole rotonde – con la partecipazione di studiose e studiosi di diverse generazioni provenienti non solo dall’Europa, ma anche da Asia, Americhe e Oceania. In linea con l'approccio multidisciplinare dell'associazione, il fitto calendario di interventi spazia tra una vasta gamma di temi e discipline legati alla Cina: dalla filologia, filosofia e linguistica alla letteratura classica e moderna; dalla storia antica e contemporanea alla storia della scienza e della tecnologia; dall'arte e cultura materiale agli studi di genere; dalla politica e l'economia agli studi ambientali, fino alla sociologia e ai media studies.
Le due lezioni magistrali
Il programma del convegno prevede due lezioni magistrali (keynote speeches). La prima sarà tenuta dal professor Martin Kern, Joanna and Greg Zeluck Professor in Asian Studies presso l’Università di Princeton ed esperto di fama mondiale di letteratura classica cinese. Il professor Kern – che a Ca’ Foscari co-coordina insieme alla professoressa Tiziana Lippiello la Summer School in Classical Chinese/Japanese Kanbun, giunta quest'anno alla sua quinta edizione – proporrà una prolusione dal titolo “A Past of Ever-Shifting Meaning: Modern and Contemporary Chinese Approaches to Antiquity”.
La seconda relatrice principale sarà la professoressa Anna Lora-Wainwright, docente di Human Geography all’Università di Oxford. Il suo intervento, intitolato “Reconfiguring Morality and Agency through Everyday Practices of Care in China and Its Diasporas”, si baserà sulle sue ricerche etnografiche condotte sia in Cina sia presso le comunità cinesi in Italia.
Contattata in vista del convegno, la professoressa Lora-Wainwright ha condiviso un’importante anticipazione sui temi che affronterà a Venezia, sottolineando come il suo messaggio centrale ruoti attorno al valore di un coinvolgimento profondo e duraturo con le comunità oggetto di studio:
«Mi sono formata come antropologa – spiega la docente – e, indipendentemente dal tema o dal contesto, nella nostra disciplina attribuiamo grande valore a un approccio lento e alla definizione congiunta degli obiettivi di ricerca insieme alle partecipanti e ai partecipanti. Si tratta di una scelta complessa, soprattutto se consideriamo le attuali difficoltà nel condurre ricerche nella Cina contemporanea e la necessità di bilanciare il lavoro scientifico con le pressioni della vita quotidiana e professionale, ma la ritengo assolutamente essenziale».
Nel corso del suo intervento, la professoressa ripercorrerà vent'anni di progetti nati proprio da questo tipo di sinergia: dalle indagini sulle esperienze di tumori nella Cina rurale a quelle sull'inquinamento e la ricollocazione forzata, fino ai lavori più recenti sulle forme di sostenibilità “dal basso” in Cina e sulle pratiche di cura all'interno della comunità cinese di Venezia, queste ultime approfondite anche attraverso un progetto collaborativo in corso con il professor Thomas Johnson e la ricercatrice Katherine Wong.
La sua ricerca si interroga su cosa renda una vita significativa e degna di essere vissuta, esplorando il ruolo delle pratiche di cura quotidiane anche di fronte a grandi contraddizioni. «Il mio intento è comprendere che cosa fa sì che situazioni altrimenti insopportabili vengano percepite come normali e desiderabili, diventando persino un modo per esprimere cura ed essere riconosciuti come persone moralmente giuste», spiega Lora-Wainwright, invitando studiose e studiosi a riflettere su quali dinamiche etiche e culturali permettano a questi comportamenti di esistere.
Proprio a partire da questa cornice teorica, le sue ricerche si sono concentrate sul nostro territorio, analizzando da vicino la realtà locale. Alla domanda sui tratti più significativi e sui risultati principali emersi in merito al radicamento e all'evoluzione delle comunità cinesi in Veneto e a Venezia, la professoressa ha rilevato come:
“La mia ricerca a Venezia è ancora in corso, ma desidero condividere alcuni pensieri importanti. Essendo nata in Veneto ma vissuta a lungo all'estero, mi sorprende quanto la comunità cinese si sia evoluta dagli anni Ottanta e Novanta. Nonostante i pregiudizi che la vorrebbero isolata, essa è profondamente integrata nel tessuto locale: le attività sono variegate (dai negozi per la casa a bar, ristoranti, pelletterie e bubble tea), spesso gestite a livello familiare. Molti faticano con l'italiano, ma le seconde generazioni lo parlano ormai con accento veneziano. Considerare i cinesi come un gruppo chiuso rischia di diventare una profezia che si autoavvera; è nostra responsabilità contrastare questo stereotipo.
Venezia e il Veneto sono spesso tappe di un percorso più ampio: molte famiglie arrivano da grandi città come Milano, Prato o Firenze, e mantengono legami in tutta Europa e in Cina. Hanno aspirazioni cosmopolite per i figli, dei quali curano l'italiano, l'inglese e il cinese (frequentando le scuole del fine settimana). Questo orizzonte genera dilemmi morali complessi legati alla cura transnazionale di anziani e bambini, che a volte vengono mandati in Cina per lunghi periodi.
Un aspetto centrale della mia ricerca è la cura dei figli e l'apprendimento linguistico. Spesso si colpevolizza la scuola cinese per le difficoltà scolastiche dei ragazzi; al contrario, il bilinguismo e la competenza interculturale sono risorse preziose. Molte famiglie investono molto nell'italiano tramite doposcuola privati o l'associazione PassaCinese. Ampliare l'offerta scolastica pubblica con approfondimenti di entrambe le lingue sarebbe ottimale, specie ora che i nuovi voli diretti con Pechino intensificheranno i rapporti con la Cina. Anche i singoli possono fare la differenza: un'amicizia tra bambini italiani e cinesi può cambiare un percorso di vita, mentre l'isolamento crea circoli viziosi.
Purtroppo, le discriminazioni persistono, sia in forme violente — come il recente attacco a un negozio vicino a Rialto — sia attraverso microaggressioni quotidiane, come il sentirsi costantemente mirati dai controlli fiscali. Questi episodi, sommati, generano traumi profondi.
L'aspetto che più mi sta a cuore comunicare ai miei compaesani è che i dubbi e le ansie delle madri cinesi sono identici a quelli di noi madri lavoratrici italiane: Sto facendo la scelta giusta? Sono abbastanza presente? Riconoscere questa comune umanità è fondamentale. La retorica anti-immigrazione dimentica che queste famiglie sostengono la nostra economia e le nostre comunità. L'empatia non è debolezza, ma apertura necessaria. Segnali come il successo del Capodanno cinese di PassaCinese o lo studio del cinese al Liceo Foscarini dimostrano che costruire una società inclusiva, che vede nella diversità una ricchezza, è possibile”.
In conclusione, la docente condividerà un auspicio per il futuro della sinologia e dell'intera comunità accademica: «Spero in un mondo accademico più inclusivo, fondato sulla compassione, sulla comprensione reciproca e sul coraggio di condividere dubbi e fragilità».
Eventi speciali e organizzazione
Tra le iniziative speciali in calendario si segnala un evento dedicato all'ascolto di una selezione di brani tratti dalla preziosa collezione di dischi originali cinesi degli anni Venti e Trenta del Novecento del professor Andreas Steen. Docente di studi cinesi alla Aarhus University in Danimarca, il professor Steen è uno dei massimi esperti di musica e culture sonore cinesi del ventesimo secolo.
Il convegno è organizzato dall’EACS e dal Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea di Ca’ Foscari, con il sostegno della Chiang Ching-kuo Foundation for International Scholarly Exchange e del Marco Polo Centre for Global Europe-Asia Connections, e con il supporto organizzativo della Fondazione Ca’ Foscari.