Mirko Cauci, JPMorgan Chase

A cura di VSM Alumni, marzo 2026

Tra Venezia e New York, un percorso nella strategia e nella finanza internazionale

Mirko Cauci si è laureato nel 2015 in Economia Aziendale presso il Dipartimento di Management – oggi Venice School of Management – dell’Università Ca’ Foscari Venezia. Oggi è Vice President nel gruppo di Corporate Strategy di JPMorganChase a New York, dove lavora su alcuni dei progetti strategici più rilevanti per l’azienda in collaborazione con il top management.
Nel suo ruolo, Mirko e il suo team si occupano di valutare decisioni strategiche che riguardano il futuro del gruppo: dall’investimento in nuovi prodotti e linee di business all’espansione internazionale, dallo sviluppo della strategia per divisioni in crescita alla riorganizzazione dei modelli di lavoro attraverso nuove tecnologie tra cui l’intelligenza artificiale, fino all’analisi di opportunità di acquisizione e di trasformazione organizzativa.
Entrato in JPMorganChase nel 2022, Mirko ha maturato un’esperienza analoga presso BNP Paribas, dove ha iniziato la sua carriera a New York nel 2017 dopo aver conseguito un Master of Science in Finance alla University of Rochester (NY). Prima di trasferirsi negli Stati Uniti, durante gli anni a Ca’ Foscari si è distinto per il suo impegno nelle iniziative studentesche: con il club Invenicement ha contribuito a lanciare la Venice Microfinance Initiative, il primo corso extracurricolare di Excel for Finance e la prima case competition del club.
Originario di Verona, oggi Mirko vive a Harrison, nello Stato di New York, con la sua famiglia. Al di fuori del lavoro coltiva una grande passione per l’arrampicata, che pratica nelle aree naturali del nord-est degli Stati Uniti.
In questa intervista, ci racconta il suo percorso internazionale, le competenze che ritiene fondamentali per chi desidera lavorare nel mondo della strategia e della finanza globale, e il ruolo che gli anni trascorsi a Venezia hanno avuto nel plasmare il suo approccio al lavoro e alla vita.

Quali lezioni o valori appresi durante gli anni universitari senti di portare ancora con te nel lavoro di oggi?
Attribuisco ai miei anni universitari gran parte della mia educazione, il mio mindset imprenditoriale e il feeling speciale di saper apprezzare, celebrare e vivere pienamente il luogo in cui mi trovo, grazie all’unicità di Venezia e di Ca’ Foscari. Per prima cosa, il curriculum rigoroso in economia aziendale, affiancato ad una solida base in economia, matematica e decision-making, mi dà ancora oggi un vantaggio nel comprendere come funziona un’organizzazione. In secondo luogo, ho beneficiato di un campus internazionale che incoraggia associazioni studentesche e attività imprenditoriali: ricordo con grande affetto il tempo trascorso a crescere Invenicement e a lanciare la Venice Microfinance Initiative. Infine, sono grato di essermi trasferito a Venezia e di aver vissuto in una città così unica, creando amicizie sia all’università sia fuori dal campus. Mi manca l’atmosfera irripetibile che offriva e, proprio per questo, cerco sempre di trarre il massimo da ogni luogo in cui vivo, a livello culturale, sociale ed economico.

In un mondo del lavoro sempre più globalizzato, quali competenze ritieni fondamentali per chi vuole lavorare in ambito strategico o finanziario all’estero?
La strategia consiste nel porre le domande giuste e nel dimostrare struttura, disciplina, flessibilità e impegno; per questo la disciplina stessa ha il vantaggio di trascendere tempo e contesto. Quando si applica una prospettiva globale a una strategia di business, le opzioni crescono in modo esponenziale: La mia supply chain è diversificata e globale? È opportune espandermi in un nuovo Paese? Come funzionano le regole lì rispetto a qui? Come posso evolvere la mia forza lavoro? Cosa posso imparare da aziende dall’altra parte del mondo? Curiosità, apertura all’innovazione e pensiero dinamico fanno davvero la differenza. I servizi finanziari non fanno eccezione: i mercati dei pagamenti e le regole per i consumatori sono molto diversi tra Stati Uniti, Unione Europea o India; il wealth management si trova in cicli di maturità differenti; persino le preferenze di finanziamento aziendale variano, con grandi progetti infrastrutturali a lungo termine in alcune aree del mondo e una maggiore propensione a ritorni di breve periodo in altre. Se queste domande ed esempi ti incuriosiscono, consiglio di imparare come i diversi mercati si sono evoluti nei vari Paesi e di sviluppare un mindset che porti a chiedersi: Che cosa significa tutto questo per cosa posso realizzare nel futuro?

Quale è stato il momento nel tuo percorso professionale in cui hai capito che l’esperienza internazionale avrebbe fatto davvero la differenza per la tua carriera?
Lo scambio universitario durante la laurea triennale alla University of Melbourne ha segnato l’inizio del mio percorso internazionale. Sono grato a Ca’ Foscari per l’ampia offerta di programmi di scambio, dai progetti Erasmus in Europa a destinazioni più lontane. Ho trascorso sei mesi a Melbourne, dove sono entrato in contatto con un approccio anglosassone allo studio, alla laurea e all’ingresso nel mondo del lavoro, oltre a stringere amicizie con persone provenienti da tutto il mondo – che ancora mantengo. Dopo quell’esperienza, ho capito che avrei continuato i miei studi all’estero con l’obiettivo di iniziare la mia carriera in un nuovo Paese. Sono arrivato negli Stati Uniti alla University of Rochester, mi sono trasferito a New York dopo il master, e non me ne sono ancora andato.

Qual è stata la sfida più grande che hai affrontato lavorando in un contesto internazionale e cosa ti ha insegnato?
Il lavoro è lavoro: se si è preparati e motivati, si scelgono buoni manager e partner e si mette spesso in discussione lo status quo, le cose accadono in modo naturale. La sfida più grande per me è stata “diventare adulto” all’estero, in modo indipendente: bilanciare lavoro e passioni, trovare il momento giusto per visitare la mia famiglia e gli amici di sempre, riflettere sulle opzioni di lungo periodo, stabilirmi e costruire una famiglia. Anche se ho amici nella mia stessa situazione, è più facile affrontare certe scelte quando qualcuno nella propria famiglia le ha già fatte prima di te; nel mio caso, sono stato il primo.

Quanto è stato importante per te costruire relazioni e una rete di contatti durante e dopo l’università nel tuo percorso professionale?
Costruire una network è fondamentale nella carriera di chiunque, e prima si inizia meglio è. Le persone che ho conosciuto mi hanno sicuramente aiutato all’inizio del mio percorso di lavoro: a orientarmi tra le opzioni di carriera, a entrare in contatto con potenziali opportunità e a capire la cultura di aziende e team. Tuttavia, mi rendo conto che i benefici aumentano man mano che cresco professionalmente. Oggi, conoscere persone con percorsi simili o diversi, su cui posso contare (e che possono contare su di me: il networking è reciproco e le differenze di seniority si attenuano nel tempo!), mi aiuta a capire quali strade professionali voglio o non voglio intraprendere, come ragionare da leader e, soprattutto, come costruire una famiglia a New York conciliando carriera e passioni.

Quali consigli daresti ai e alle giovani che stanno cercando di muovere i primi passi nel mondo del lavoro internazionale?
Provate, e non ve ne pentirete — indipendentemente dal risultato. La maggior parte degli studenti di Ca’ Foscari è composta da cittadini italiani o europei, fortunati ad avere un solido “piano B”: per noi, cercare opportunità internazionali significa sempre sapere di poter tornare in un’economia forte e mettere a frutto le lezioni apprese all’estero. Ho diversi amici italiani che hanno studiato o lavorato all’estero e che oggi proseguono la loro carriera in Italia: il 100% mi ha detto che l’esperienza internazionale sta ripagando. E se non fate parte della maggioranza e studiate a Ca’ Foscari arrivando dall’estero, complimenti: state già facendo esattamente questo percorso e, nel lungo termine, non ve ne pentirete.


La storia di Mirko Cauci racconta un percorso che unisce curiosità, spirito internazionale e capacità di cogliere le opportunità che si presentano lungo il cammino. Dall’esperienza universitaria a Venezia alle grandi istituzioni finanziarie di New York, il suo percorso dimostra quanto una solida formazione, un mindset aperto e la volontà di mettersi alla prova in contesti diversi possano aprire strade inattese. L’esperienza internazionale, come sottolinea Mirko, non è solo una scelta professionale ma anche un percorso personale: un modo per confrontarsi con culture diverse, sviluppare nuove prospettive e costruire relazioni che accompagnano tutta la carriera. Il suo consiglio a chi si sta per affacciare al mondo del lavoro è semplice ma potente: provare, esplorare, uscire dalla propria zona di comfort. Per chi studia oggi alla VSM, le opportunità di guardare al mondo sono molte e sempre più accessibili. Saperle cogliere significa investire non solo nel proprio futuro professionale, ma anche nella capacità di contribuire, con competenze e visione, a un contesto economico sempre più globale e interconnesso.