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Cooling Poverty: il prezzo nascosto dell’aria condizionata in un mondo sempre più caldo

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The cooling solution - Foto di Gaia Squarci -Alcuni uomini camminano in una strada periferica di Gurgaon, un centro tecnologico in rapida espansione alla periferia di Delhi, noto per avere uno dei peggiori indici di qualità dell'aria del pianeta. India, 2019 - Umidità 75%, Temperatura 21°C

Con l’aumento delle temperature globali, sempre più famiglie ricorrono all’aria condizionata per mantenere un livello di comfort termico accettabile. Ma se da un lato questa tecnologia rappresenta una risposta efficace e immediata al riscaldamento globale, dall’altro alimenta una nuova disuguaglianza: la cooling poverty, la povertà da raffreddamento.

È quanto emerge dallo studio “The impact of air conditioning on residential electricity consumption across world countries”, pubblicato sul Journal of Environmental Economics and Management. Una ricerca su scala globale che porta la firma, tra gli altri, di Enrica De Cian, Giacomo Falchetta (Ca’ Foscari e Fondazione CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) e Filippo Pavanello.

Il costo invisibile del fresco

Secondo lo studio, possedere un condizionatore d’aria aumenta in media del 36% il consumo elettrico domestico a livello mondiale. Una tendenza destinata a rafforzarsi: la diffusione dell’aria condizionata, oggi al 28% a livello globale, raggiungerà entro il 2050 una quota tra il 41% e il 55%. Ma non ovunque allo stesso modo.
Nei Paesi africani, ad esempio, le stime indicano tassi di accesso compresi tra il 9% e il 15%, ben al di sotto della media. Questo squilibrio fa emergere con forza il concetto di cooling poverty: mentre le famiglie benestanti dedicano allo "stare al fresco" una piccola frazione del proprio reddito (tra lo 0,2% e il 2,5%), quelle più vulnerabili – in particolare nei Paesi in via di sviluppo – possono arrivare a spendere fino all’8% del proprio budget familiare.

«Nei Paesi in via di sviluppo– osserva Giacomo Falchetta – una parte significativa delle famiglie che adottano l’aria condizionata avrà redditi bassi e dovrà affrontare pesanti oneri di spesa per ottenere un livello accettabile di comfort termico, alimentando lo spettro della cooling poverty

Un impatto globale, ma diseguale

Lo studio, che analizza dati da 25 Paesi rappresentativi del 62% della popolazione mondiale e del 73% dei consumi elettrici globali, offre una fotografia chiara delle sfide future.

Entro il 2050, il solo settore residenziale potrebbe consumare tra 976 e 1393 TWh/anno di energia per il raffreddamento, con un incremento di emissioni di CO₂ tra 670 e 956 milioni di tonnellate: valori comparabili alle attuali emissioni annuali di interi Paesi come Germania o Indonesia.

L’incremento della domanda comporterà pressioni significative anche sui sistemi elettrici nazionali. Solo in India, per esempio, la capacità di generazione elettrica dovrà aumentare tra il 18% e il 29% per rispondere al picco di consumo estivo.

Quali soluzioni?

Lo studio evidenzia però anche una possibile via di mitigazione: le energie rinnovabili, in particolare il fotovoltaico.

Le famiglie che vivono in aree con maggiore produzione solare presentano consumi per il raffreddamento inferiori del 25%. Un segnale importante per le politiche di adattamento climatico.

Serve però un intervento integrato: le strategie per affrontare il caldo non possono limitarsi a più condizionatori, ma devono includere soluzioni tecnologiche efficienti, l’uso di energie pulite, e un approccio equo che protegga le popolazioni più vulnerabili.

Dallo studio alla narrazione visiva

Questi stessi temi sono esplorati nella mostra internazionale The Cooling Solution, attualmente visitabile all’Institut français di Milano fino al 22 luglio 2025. L’esposizione – già presentata a Venezia, New York e Londra – utilizza la fotografia per raccontare, in modo diretto e visivo, come le persone affrontano il caldo estremo nei diversi contesti del mondo: dal Brasile all’India, dall’Indonesia all’Italia.

Attraverso immagini suggestive e testimonianze reali, la mostra mostra cosa significa vivere senza raffreddamento, o con sistemi inefficienti, e mette in luce le soluzioni innovative (e spesso locali) adottate da chi si trova in prima linea.