VariOpInTAncona: Ca' Foscari studia il dialetto anconetano
VariOpInTA è un progetto del Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali dell'Università Ca' Foscari Venezia che studia la variazione in italiano e nelle lingue locali d'Italia (i dialetti). Si tratta di una ricchezza biologica e culturale di cui poche persone sono consapevoli.
La ricerca si focalizza quest'anno sul dialetto di Ancona e delle zone circostanti (Falconara, Castelferretti, Camerano, ecc. prendendo il nome di VariOpInTAncona ) con l'obiettivo di raccogliere, testimoniare, e preservare la ricchezza linguistica e socioculturale presente nel territorio anconetano.
Nel 2026 il Comune di Ancona ha finanziato una borsa di ricerca per la raccolta di dati linguistici dialettali nel progetto Anconetano. QUESTO - ADESSO che si inserisce nel contesto di Ancona Capitale della cultura 2028 e che vedrà due giornate, il 14 e 15 luglio dedicate all'incontro con volontari e volontarie che parlino anconetano.
Il progetto è diretto da Giuliana Giusti, ordinaria di Linguistica e anconetana di nascita alla quale abbiamo chiesto di raccontare questa innovativa ricerca.
La ricerca VariOpInTAncona mira a studiare il dialetto di Ancona e delle zone circostanti. Cosa si propone e come è stato strutturato questo progetto innovativo?
VariOpInTAncona è parte di un progetto di ricerca di lunga data: VariOpInTA (Variazione e Opzionalità in Italoromanzo) che si propone di raccogliere, testimoniare, e contribuire a preservare la ricchezza linguistica e socioculturale presente nel territorio italiano e costituire un patrimonio di risorse scientificamente fondate per la costruzione di identità culturali inclusive e non divisive. Il progetto ha coinvolto altri docenti incardinati (Laura Brugè, Anna Cardinaletti, Gianluca Lebani) e studenti di dottorato (Cristina Procentese e Luca Molinari), un assegnista di ricerca (Vincenzo Di Caro) e molti studenti e studentesse che del mio corso di Comparative Syntax o laureate e laureati magistrali in Scienze del Linguaggio.
La variazione è una ricchezza linguistica spesso sottovalutata da un atteggiamento normativo che, in presenza di più forme a disposizione di chi parla, si preoccupa più a individuare quella "corretta" escludendo le altre che invece possono indicare diverse funzioni comunicative, o individuare diversi gruppi di parlanti, o ancora avere diverse sfumature di significato. Lo studio su variazione e opzionalità in parlanti bilingui italiano-dialetto è stato portato avanti all’interno del BemboLab (il laboratorio di linguistica sperimentale del Dipartimento), per molte aree linguistiche dell'Italia. I risultati quantitativi sono sorprendenti e sono già pubblicati o in corso di pubblicazione. Ora intendiamo concentrare il nostro focus su Ancona.
Cosa si può dire dell'origine e dello sviluppo del dialetto anconetano? Ci sono documenti scritti che ne testimoniano l'esistenza e di che tipo sono?
L'anconetano è una varietà italoromanza situata geograficamente nel punto di incontro delle due grandi linee di isoglosse che distinguono i dialetti settentrionali, centrali e meridionali. Si tratta quindi di un’area di convergenza, una cerniera, non solo tra i fenomeni fonologici rappresentati dalle isoglosse della dialettologia tradizionale. Anche grazie ad alcuni studi dell'ultimo decennio, ora sappiamo che l'anconetano mostra la presenza simultanea di fenomeni sintattici considerati finora mutualmente esclusivi come l'articolo partitivo (Ho 'ncuntrato dei fioli) e l'accusativo preposizionale (Ho 'ncuntrato a lù). Non ci sono documenti scritti in anconetano antico. I documenti prodotti ad Ancona in fasi precedenti della lingua sono tutti toscanizzati. La letteratura anche di alto livello parte dal secolo scorso. Si tratta soprattutto di poesia a volte scherzosa ma anche alta, al punto che l'anconetano ora viene percepito più come una lingua in cui ci si esprime artisticamente per iscritto. Lo scopo del progetto Anconetano QUESTO - ADESSO, finanziato con una borsa di ricerca del Comune di Ancona e inserito nel programma verso Ancona capitale della cultura 2028, è di testimoniare lo sviluppo e la vitalità nella competenza attiva e passiva di chi parla e scrive in anconetano in modo spontaneo, come è tipico delle lingue vive.
La componente partecipativa in questo progetto è molto importante e due giornate il 14 e 15 luglio saranno dedicate ad "ascoltare" chi questo dialetto ancora lo parla. Cosa si farà in queste giornate di raccolta di dati, ci fa qualche esempio?
Nella sala della pinacoteca “F. Podesti”, verranno presentate immagini corredate da istruzioni orali che chiedono ai partecipanti di descrivere ciò che vedono. Ci concentreremo su un fenomeno poco studiato che verrà svelato a chi partecipa solo dopo aver condotto l'esperimento, per non pregiudicare le risposte. La raccolta dei dati orali sarà condotta individualmente. Per questo abbiamo bisogno di un gruppo ampio di partecipanti disponibili ad essere ricontattati per incontri individuali e per esperimenti online, in crowdsourcing, che ci permetteranno di raccogliere dati quantitativi da studiare in correlazione con il livello di dominanza più o meno forte dell'italiano regionale sul dialetto. Per questo abbiamo predisposto un modulo di consenso informato.
Quali saranno gli output del progetto finale?
Sicuramente una serie di volumi in italiano su aspetti e fenomeni specifici, accessibili al grande pubblico, senza rinunciare al rigore scientifico che caratterizza la linguistica descrittiva e formale. Questi volumi saranno in open access in modo da poter essere accessibili anche dal punto di vista della distribuzione, senza rinunciare alla stampa che è ancora molto cara alla mia generazione. Continueremo a presentare contributi a convegni internazionali, che si tengono annualmente per valorizzare l'importanza dell'anconetano nel panorama degli studi di linguistica romanza in senso più ampio e a produrre articoli scientifici altamente teorici, principalmente in lingua inglese, rivolte ad una platea internazionale.
Ci saranno incontri pubblici di divulgazione e di formazione. Spero di riuscire a coinvolgere associazioni culturali e scuole per formare vecchie e nuove generazioni alla riflessione consapevole sulla propria natura bilingue, sul valore del bilinguismo dialetto - lingua nazionale, e su tematiche linguistiche più in generale. Sono partita da Ancona nel 1980 per studiare a Ca' Foscari ora vorrei riportare indietro una piccola parte delle conoscenze sviluppate sul linguaggio, affinché anconetane e anconetani di tutte le generazioni stiano bene con tutte le lingue a loro disposizione, mantengano le varietà locali, e rispettino tutte le lingue che incontrano.