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Il mondo ottomano nelle traduzioni francesi del '700: il progetto Marie Curie “TransIslam” fa tappa a Ca’ Foscari

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Angela De Maria

Il Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea di Ca' Foscari si conferma un polo centrale per la ricerca internazionale e gli studi ottomani grazie a una nuova e prestigiosa collaborazione scientifica. L'Ateneo ha infatti ospitato la ricercatrice Angela De Maria, proveniente dall'Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, per un periodo di ricerca (secondment) nell’ambito dei finanziamenti europei Marie Skłodowska-Curie.

La parentesi cafoscarina del progetto, intitolato “Translating Islam. The European understanding of Islam and the influence of dragoman translations on the inter-religious dialogue between Christians and Muslims (1730-1750)", è stata condotta sotto la supervisione della prof.ssa Vera Costantini. La ricerca getta nuova luce sulla storia delle relazioni culturali e religiose tra l'Europa e l'Impero Ottomano, offrendo nuove chiavi di lettura per comprendere il rapporto tra il mondo critstiano e l’Islam, ieri come oggi.

Al centro dello studio c'è un patrimonio documentario straordinario e ancora in gran parte inesplorato, conservato nel prestigioso sito Richelieu della Bibliothèque Nationale de France a Parigi. Si tratta di un corpus di quasi 130 manoscritti, identificato con il nome di “Fonds des traductions”, all'interno del quale la ricercatrice ha scelto di focalizzarsi specificamente su un gruppo di testi ad argomento religioso.

"Dal punto di vista scientifico, l'obiettivo principale della ricerca – spiega la ricercatrice – è un gruppo di manoscritti bilingui costituiti in una metà dalla trascrizione di un manoscritto ottomano e nell'altra metà dalla relativa traduzione in francese. Da questo corpus tematicamente molto vasto - che va dalla storia dell'Impero ottomano alle scienze naturali - ho selezionato 10 manoscritti dedicati all’Islam come campione di studio privilegiato per avviare un’indagine che sarà progressivamente estesa all’intero Fonds des traductions. Questi testi furono realizzati a Istanbul in un'epoca cruciale, tra il 1730 e il 1753, diversi decenni prima dello sviluppo dell'orientalismo ottocentesco, su iniziativa dell’allora ministro degli Affari esteri francese, il conte di Maurepas.” 

A tradurli furono i cosiddetti jeunes de langues (“giovani di lingua”), ovvero gli allievi della scuola destinata alla formazione dei dragomanni, gli interpreti diplomatici che mediavano tra le rappresentanze diplomatiche e consolari europee nell’Impero ottomano e le autorità locali.
"Si trattava di un’iniziativa molto ambiziosa e innovativa, non solo per l’ampiezza dell’impresa - che non sembra trovare paragoni nel panorama culturale europeo dell’epoca -, ma soprattutto per il carattere coordinato dell’intero progetto, portato avanti da un gruppo di traduttori che lavoravano secondo criteri comuni all’interno di un programma promosso, finanziato e diretto centralmente dall'amministrazione regia. L'obiettivo del governo francese era far conoscere al pubblico francofono il mondo ottomano attraverso le sue stesse fonti, evitando sintesi o compilazioni di terze parti", sottolinea De Maria.

Tuttavia, l'atto stesso della traduzione nell’Europa del Settecento, un contesto ancora intriso di forti pregiudizi nei confronti degli Ottomani, presentava dinamiche complesse. "L'obiettivo è comprendere come questi testi siano stati tradotti e interpretati dagli jeunes de langues e quale tipo di conoscenza dell'Islam sia stata trasmessa in Europa per il loro tramite. L'analisi sociolinguistica basata sulla comparazione tra il testo ottomano e la sua traduzione francese permetterà di individuare eventuali errori di traduzione, volontari o involontari, e di verificare se la terminologia e i contenuti islamici siano stati compresi correttamente oppure modificati e adattati al contesto culturale europeo", afferma la ricercatrice. “La ‘paura del Turco’ aveva lasciato segni profondi nell'immaginario collettivo europeo, continuando a influenzare, nonostante la fase ormai avanzata delle relazioni diplomatiche tra l’Europa e l’Impero ottomano, il modo in cui veniva percepito l’Islam. Il progetto indaga se e in che modo questi manoscritti abbiano avuto un impatto su tale percezione.”

Un manoscritto ottomano a tema religioso. Credits: Bibliothèque nationale de France

Sebbene l’analisi sia ancora in corso, lo studio ha già fatto emergere dinamiche interessanti. Contrariamente a quanto si potrebbe ipotizzare, le alterazioni dei testi non nascevano con l'intento di denigrare l'Altro, ma con quello opposto di renderlo più familiare e accessibile al pubblico francofono.
"La cosa più sorprendente – rivela De Maria – è che sono emerse alcune distorsioni rispetto al manoscritto ottomano, ma in senso positivo: le traduzioni tendono ad avvicinare ciò che poteva apparire più distante, sia dal punto di vista contenutistico che dal punto di vista terminologico. Gli elementi che il pubblico francese avrebbe faticato a comprendere vengono così adattati e resi più familiari, avvicinandoli alla cultura europea e alla tradizione cristiana".

Il caso più emblematico individuato finora dalla ricercatrice riguarda una raccolta di biografie di santi musulmani: "Il traduttore francese non si limita a tradurre letteralmente il titolo del manoscritto ottomano, ma sceglie di intitolarlo direttamente La Légende Dorée (la Legenda Aurea), identificando in questo modo un testo ottomano dedicato alle vite dei santi musulmani con l'etichetta di un genere testuale ben noto nella cultura europea. Si tratta di un'operazione molto interessante, che rivela il tentativo di avvicinare due culture apparentemente distanti, individuando analogie tra tradizioni religiose diverse e rendendo il testo più familiare ai lettori francesi".
Questo meticoloso lavoro di mediazione culturale è testimoniato anche dalle numerose glosse esplicative a margine dei testi, aggiunte dai traduttori dell'epoca per spiegare ai lettori europei i termini e i concetti teologici più complessi.

Il valore del progetto TransIslam supera i confini della pura indagine filologica e si propone come uno strumento di rieducazione sociale contro i pregiudizi odierni, contribuendo a scardinare il paradigma del "clash of civilizations" (lo scontro di civiltà).
"Nell’immaginario comune è ancora molto radicata l'idea che tra cristiani e musulmani vi sia stata soltanto una lunga storia di conflitti. La storiografia più recente ha invece messo in luce l’intensità dei rapporti diplomatici e degli scambi commerciali e culturali che, accanto agli scontri, per secoli caratterizzarono le relazioni tra l’Europa e il mondo ottomano. Tuttavia, i risultati di questi studi sono ancora poco conosciuti dal grande pubblico, che continua spesso a percepire l’Islam come una religione nemica o troppo distante dal Cristianesimo”.

La chiave per rivedere questa percezione risiede, secondo De Maria, nella divulgazione scientifica e in un rinnovamento dei programmi educativi "Credo che lo studio e la rivalutazione della documentazione storica, di ciò che le fonti ci raccontano realmente, debbano essere comunicati al più vasto pubblico affinché si diffonda una conoscenza più corretta e completa del nostro passato. Il progetto evidenzia quindi l’importanza di dedicare uno spazio maggiore, nei programmi scolastici, alla storia delle relazioni diplomatiche, culturali e religiose tra cristiani e musulmani, perché si sa ancora molto poco e quello che si sa non è sempre del tutto corretto".

Il periodo di secondment a Ca’ Foscari ha rappresentato una tappa fondamentale per l’avanzamento della ricerca, permettendo alla ricercatrice di affinare gli strumenti linguistici necessari al lavoro sui testi: "La principale attività ha riguardato il perfezionamento della lingua turca e della lingua ottomana, le cui basi avevo già acquisito anni fa durante un soggiorno di ricerca a Venezia, sempre con la professoressa Costantini. Abbiamo anzitutto consolidato e approfondito le competenze linguistiche [...], indispensabili all'oggetto principale della ricerca, cioè lo studio dei manoscritti ottomani".

Oltre alla ricerca pura, Angela De Maria si è integrata attivamente nella comunità accademica del Dipartimento, collaborando a seminari e attività didattiche. "La professoressa Costantini mi ha coinvolto in un corso specialistico di lingua e paleografia ottomana, che è stato poi coronato da un seminario tenuto dagli stessi studenti e studentesse in cui io stessa ho contribuito con un mio intervento dedicato alla traduzione dei manoscritti ottomani da parte dei dragomanni. È stata un’esperienza molto stimolante e costruttiva, che testimonia il mio coinvolgimento nelle attività del Dipartimento, un aspetto molto importante nell'ambito dei progetti Marie Curie, che promuovono non solo la ricerca, ma anche l’integrazione dei ricercatori nelle istituzioni ospitanti.”

Anche se questa prima fase a Venezia si è conclusa, la collaborazione scientifica con Ca' Foscari è destinata a continuare. La ricercatrice è stata infatti nominata Visiting Scholar del Dipartimento e tornerà presto per un secondo periodo di ricerca della durata di quattro mesi che, sempre sotto la supervisione della prof.ssa Costantini, sarà dedicato in modo ancora più concreto allo studio diretto e alla lettura critica dei manoscritti.

Francesca Favaro