Stage all’estero 
per studenti e laureati

Con Ca' Foscari nel mondo

Ca’ Foscari promuove e organizza tirocini in tutto il mondo. Negli anni sono state sviluppate importanti relazioni in tutto il mondo con aziende, centri culturali, ONG, Camere di Commercio, scuole di lingua, rappresentanze diplomatiche, etc. per darti la possibilità di vivere un’esperienza di stage in linea con le tue aspirazioni e il tuo profilo.
I tirocini all’estero possono essere avviati per studenti (durante il corso di studio, ma non per i corsi singoli, con una durata minima commisurata al numero di crediti previsti dal piano di studi e massima di 12 mesi) e per neolaureati e neodottori di ricerca (entro 12 mesi dal conseguimento del titolo, con una durata minima di 2 mesi e massima di 6 mesi, proroghe comprese, presso lo stesso ente).

Normalmente i tirocini non prevedono un supporto finanziario (è lasciata discrezione all'ente ospitante); solamente i progetti riportati nella tabella sottostante offrono un contributo da parte dell'ateneo a parziale copertura del periodo di mobilità.
Durante il tirocinio all’estero non è consentito sostenere esami e/o altre attività didattiche e/o di tutorato anche se online.

Preparati allo stage

Se hai bisogno di supporto nella compilazione del tuo CV, puoi usare la piattaforma Jobiri.

Trova e attiva uno stage all'estero

Partecipa a uno stage finanziato

I seguenti progetti offrono un supporto finanziario a parziale copertura del tirocinio. 

Programma Attività Dove Destinatari
Erasmus+ per tirocinio stage in enti e aziende di vari ambiti professionali Europa studenti e laureandi
Global internships programme stage multidisciplinari per l'ingresso nel mondo del lavoro internazionale solo fuori Europa laureati
Programma COASIT insegnamento dell'italiano presso scuole primarie e secondarie Australia laureandi e laureati
Programma Colgate insegnamento dell'italiano alla Colgate University USA studenti e laureandi
Tirocini MAECI - MUR - CRUI diplomazia internazionale tutto il mondo studenti
Universities for Innovation innovazione sociale Europa studenti
Worldwide Internships stage intersettoriali e multidisciplinari all'estero per sviluppare competenze professionali e trasversali solo fuori Europa studenti

Le nostre storie

Ci racconti il tuo percorso accademico e i passaggi più significativi che ti hanno portata fin qui? 
Il mio percorso accademico ha radici in una formazione linguistica, ma è sempre stato guidato da un forte desiderio di approfondimento multidisciplinare. Dopo il liceo linguistico, cercavo una facoltà che potesse coniugare giurisprudenza, lingue e politica: ho trovato la sintesi perfetta nell’Università di Padova, frequentando Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Diritti Umani. Questa scelta è stata fondamentale per la mia crescita personale e intellettuale.

Nonostante la passione, il percorso non è stato privo di sfide, portandomi a laurearmi con un anno di ritardo. Sebbene inizialmente questa pausa mi avesse destabilizzata, si è rivelata un’opportunità di crescita cruciale: durante quell’anno ho intrapreso il Servizio Civile presso il Comune di Bassano del Grappa. Questa esperienza mi ha permesso di mettere in pratica la teoria in una realtà concreta, e mi ha anche insegnato a conciliare con successo responsabilità lavorative e studio. È stato proprio il confronto con una dimensione locale così specifica a spingermi a voler comprendere dinamiche più ampie, portandomi a scegliere il mio attuale percorso in Relazioni Internazionali Comparate a Ca’ Foscari.

Cosa ti ha motivata a candidarti al programma MAECI-MUR-CRUI e perché hai scelto proprio un’esperienza all’estero?
Candidarmi a questo programma ha rappresentato per me il culmine di un processo di maturazione. Durante il mio percorso magistrale ho finalmente raccolto i frutti dell’impegno degli ultimi anni, recuperando quella fiducia che il percorso precedente aveva parzialmente incrinato. Questa rinnovata sicurezza mi ha spinta a desiderare qualcosa di più: volevo smettere di “giocare in casa” e dimostrare a me stessa di poter competere su scala internazionale.

La mia candidatura non è stata un impulso del momento, ma un traguardo perseguito con tenacia. Nonostante un primo rifiuto dovuto alla carenza di crediti, non mi sono scoraggiata; al contrario, ho investito ogni energia nello studio per farmi trovare pronta al bando successivo. La scelta di un’esperienza all’estero nasce proprio da questa fame di crescita: sentivo il bisogno di un salto nel vuoto che mi permettesse di applicare le mie competenze in un contesto globale. Essere selezionata è stata la conferma che il percorso di crescita intrapreso era quello giusto.

Com’è stata la tua esperienza durante lo stage presso il Consolato? Quali attività ti hanno maggiormente arricchita?
La mia esperienza a Bruxelles è stata un’immersione totale in una realtà più complessa di quella che mi aspettassi. Il Consolato Generale, essendo una sede di recente istituzione e con un bacino d’utenza vastissimo, mi ha offerto un osservatorio privilegiato. Sebbene fossi partita con aspettative “prudenti”, mi sono ritrovata a vivere un’esperienza tanto faticosa quanto gratificante.

L’apice del tirocinio è coinciso con il Referendum Giustizia del Marzo 2026: contribuire alla gestione dei processi elettorali per i cittadini residenti nella nostra circoscrizione mi ha permesso di toccare con mano l’importanza del lavoro consolare. Per me, figlia di immigrati, questa esperienza ha avuto una valenza quasi simbolica: ho sempre vissuto il mondo dei consolati come utente, e poterlo finalmente comprendere e gestire “dall’altro lato” è stata un’opportunità preziosa. Ho trovato una struttura ingegnosa, dove ogni ingranaggio è fondamentale per il servizio pubblico. Oltre al lavoro operativo sull’AIRE, sono profondamente grata al Console Generale Varriale e a tutti i dipendenti per l’accoglienza calorosa e per avermi permesso di mettermi alla prova in ogni ambito, incoraggiandomi a partecipare attivamente alla vita diplomatica e istituzionale della sede.

Che mansioni avevi durante lo stage e come si sono evolute dopo la tua assunzione?
Il mio percorso è iniziato con una fase di affiancamento e osservazione che si è trasformata in un ruolo operativo. Inizialmente, ho supportato il Console Generale in diverse attività di rappresentanza, partecipando ad eventi istituzionali di alto profilo, come le commemorazioni per la Giornata della Memoria, e a occasioni più informali come inaugurazioni sul territorio.

Con l’avvicinarsi del Referendum, le mie responsabilità sono aumentate: ho gestito la comunicazione digitale del Consolato, usando i social media per informare i connazionali sulle modalità di voto. Successivamente, mi sono occupata del controllo dei dati sul portale elettorale per garantire la corretta ricezione dei plichi. Durante la fase cruciale del voto, ho gestito compiti logistici ed amministrativi complessi: dall’assemblaggio dei plichi alla stampa, fino alla gestione dei nulla osta e dei duplicati.

Quali competenze (tecniche e trasversali) pensi di aver sviluppato grazie a questa esperienza?
Ho sicuramente potuto sviluppare un set di competenze molto solido, che spazia dalle tecnicalità del diritto consolare alla gestione delle relazioni umane. Dal punto di vista tecnico, ho acquisito una conoscenza approfondita dei meccanismi che regolano la vita di un cittadino all’estero, comprendendo quanto sia articolata la gestione dell’Anagrafe (AIRE) e non solo. Questa immersione nella “macchina consolare” mi ha portata a una riflessione importante sulla natura stessa delle istituzioni: ho capito che, per quanto un Consolato operi con efficienza, l’efficacia del servizio dipende in gran parte da una responsabilità condivisa con il cittadino. Educare l’utenza sull’importanza di mantenere aggiornati i propri dati non è solo un compito burocratico, ma un atto necessario per garantire l’esercizio dei diritti fondamentali, come abbiamo visto durante la gestione del referendum.

Parallelamente, le competenze trasversali che ho maturato sono state fondamentali per la mia crescita personale. Gestire un flusso di utenza così vasto in una sede importante come Bruxelles mi ha insegnato a mantenere un alto livello di resilienza e precisione anche sotto pressione, soprattutto durante le scadenze elettorali, quando il margine d’errore deve essere pari a zero. Ho affinato la mia capacità di problem solving, imparando a mediare tra le rigide procedure normative e le necessità concrete dei connazionali. Inoltre, il passaggio da stagista a dipendente ha richiesto una dose di adattabilità e spirito di iniziativa, permettendomi di trasformare la mia naturale curiosità in un metodo di lavoro strutturato, capace di coordinare simultaneamente compiti tecnici, logistici e di comunicazione istituzionale.

Quanto sono state utili le competenze acquisite a Ca’ Foscari e in che modo ti hanno supportato durante lo stage?
Il percorso magistrale in Relazioni Internazionali Comparate a Ca’ Foscari è stato la bussola che mi ha permesso di orientarmi con consapevolezza in un contesto complesso come quello del Consolato Generale a Bruxelles. Non si è trattato solo di applicare nozioni teoriche, ma di utilizzare una vera e propria "cassetta degli attrezzi" metodologica. In particolare, l'approccio comparatistico del mio corso di studi è stato fondamentale: lavorando quotidianamente tra la normativa italiana e la realtà amministrativa belga, la capacità di analizzare e confrontare sistemi giuridici e politici diversi mi ha permesso di gestire l'allineamento dei dati anagrafici e dello stato civile con una marcia in più, comprendendo le logiche profonde dietro le discrepanze burocratiche tra i due Paesi.

Inoltre, la solida preparazione in diritto internazionale acquisita a Venezia mi ha fornito le basi necessarie per inquadrare correttamente il ruolo delle rappresentanze diplomatico-consolari, dandomi la sicurezza necessaria per interfacciarmi con l’utenza e con le istituzioni locali. Non da ultimo, l'impronta internazionale di Ca’ Foscari ha affinato le mie competenze linguistiche e comunicative, strumenti indispensabili in una città come Bruxelles dove il multilinguismo è la norma. Durante la gestione del referendum, ad esempio, la capacità di sintesi e l'abitudine all'analisi di documenti complessi, sviluppate durante gli anni accademici, sono state determinanti per elaborare informazioni chiare per i cittadini e per gestire con precisione la mole di dati del portale elettorale. In sintesi, l'università mi ha dato la capacità analitica, mentre il Consolato mi ha offerto il terreno perfetto per trasformare quella teoria in una professione concreta.

Che consiglio daresti a studenti e studentesse che vorrebbero intraprendere un’esperienza simile o lavorare in ambito diplomatico?
Il consiglio principale che mi sento di dare è quello di approcciarsi a questa opportunità con un forte spirito di iniziativa e, soprattutto, con la disponibilità a mettersi in gioco senza riserve. Spesso si tende a essere selettivi, magari scartando a priori compiti o ambiti che sulla carta sembrano meno stimolanti o puramente burocratici; il mio suggerimento è di non tirarsi mai indietro, perché ci si stupisce rapidamente di quanto si possa imparare anche dalle mansioni apparentemente più semplici. La realtà operativa di un Consolato o di un'Ambasciata è diversa dalle aspettative accademiche e ogni singolo aspetto della macchina diplomatica nasconde dinamiche e competenze preziose che si possono scoprire solo sporcandosi le mani. 

Last update: 27/05/2026