Eventi e cultura

"L’esperienza del CLab" a Ca’ Foscari: un evento e le testimonianze dirette raccontano l'impatto della didattica attiva

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Ca’ Foscari è tra le università che hanno investito con maggiore continuità nella didattica attiva, un approccio che mette al centro il coinvolgimento diretto di studentesse e studenti e l’applicazione concreta delle competenze. Fin dai primi anni Duemila, l’Ateneo ha promosso sperimentazioni di apprendimento attivo, attraverso progetti in collaborazione con il territorio, anticipando un modello oggi sempre più riconosciuto come strategico nella formazione universitaria.

Un passaggio decisivo è avvenuto nel 2014 con l’istituzione dei Laboratori di Didattica Attiva (Active Learning Lab - ALL), pensati per rispondere a sfide concrete lanciate da aziende, istituzioni e organizzazioni della società civile. L’idea è semplice e al tempo stesso innovativa: proporre a gruppi multidisciplinari di studenti e studentesse problemi reali, sui quali lavorare in modo strutturato fino alla definizione di una proposta progettuale. 

Nel tempo, i Laboratori si sono evoluti nei Ca’ Foscari Contamination Lab e, nel 2023, sono stati ricondotti all’unica denominazione CLab - Ca’ Foscari Laboratori di Didattica Attiva. Questa evoluzione riflette la volontà dell’Ateneo di consolidare un modello di didattica trasformativa, capace di sviluppare competenze trasversali (come il lavoro in team, il problem solving e la comunicazione efficace) e di favorire un confronto diretto con il mondo del lavoro e dell’innovazione sociale.

Per raccontare questo percorso e aprire una riflessione sulle prospettive future, venerdì 20 febbraio 2026, all’Auditorium S. Margherita - E. Severino, si terrà l’evento “L’esperienza del CLab. Progetti di didattica attiva a Ca’ Foscari tra creatività e impatto sociale”. L’iniziativa nasce per valorizzare il contributo dei Laboratori nel panorama formativo cafoscarino e per offrire uno spazio di confronto sul loro passato, presente e futuro. Sarà un’occasione per ripercorrere le diverse fasi di sviluppo, raccogliere feedback e buone pratiche da studentesse e studenti, docenti, designer, facilitatori e stakeholder, e definire insieme le potenzialità future dei CLab come motore di innovazione didattica e di impatto sociale.

Dalla loro istituzione a oggi, i Laboratori di Didattica Attiva hanno costruito un archivio di progettualità ampio e articolato: 41 laboratori (CLab, ALL, Contamination Lab), realizzati in modalità blended, in presenza e online, con percorsi intensivi da 6 CFU / 150 ore oppure in formato breve, da 36 ore. I temi affrontati sono eterogenei e interdisciplinari: dalla valorizzazione culturale e territoriale alla sostenibilità ambientale e sociale, dall’innovazione urbana al patrimonio e ai musei, fino al food, alla moda, alle filiere produttive e all’internazionalizzazione d’impresa. In tutti i casi, il filo conduttore è la connessione tra ricerca, didattica e territorio, attraverso sfide concrete e valide proposte progettuali.

Nel modello CLab, studentesse e studenti sono accompagnati lungo tutto il percorso progettuale, dall’intuizione iniziale fino alla definizione di una proposta concreta e presentabile a partner esterni. L’obiettivo è tenere insieme due dimensioni fondamentali: da un lato i bisogni reali delle persone e dei territori, dall’altro la sostenibilità e la fattibilità dell’idea nel tempo.

Per farlo, i Laboratori integrano strumenti e approcci diversi:

  • Design Thinking, un metodo progettuale centrato sulle persone (human-centered), che parte dall’ascolto e dall’empatia per comprendere i bisogni reali e sviluppare soluzioni in modo collaborativo;
     
  • Business Model, con l’utilizzo di strumenti visuali come il Business Model Canvas, che aiutano a strutturare un’idea chiarendone valore, destinatari, risorse e sostenibilità;
     
  • Ricerca sociale, attraverso metodi qualitativi e quantitativi e attività sul campo utili a definire profili-tipo (personas) e contesti d’uso;
     
  • Comunicazione efficace, con tecniche di storytelling e public speaking per raccontare in modo chiaro e coinvolgente obiettivi, percorso e risultati del progetto. 

Tra i progetti più recenti con sede a Venezia figurano il “CLab Board Member for ACTION”, primo CLab del progetto “Venice Youth ACTION”, promosso da Fondazione di Venezia; il “CLab Crafting San Marco”, realizzato in collaborazione con la Procuratoria di San Marco (2025, nell’ambito di iNEST - PNRR/NextGenerationEU); il “CLab Musei+” in collaborazione con l’Accademia Carrara (2024). A questi si aggiungono esperienze come EcoArte, sviluppato con musei e fondazioni veneziane, “La Memoria dei Ghiacci”, in collaborazione con il CNR e partner scientifici, oltre a hackathon e bootcamp dedicati a metaverso, turismo e innovazione sociale. 
Fino al 27 marzo 2026, è inoltre aperto il bando per il secondo Laboratorio del progetto Venice Youth Action: CLab Planner for ACTION si svolgerà dal 29 aprile al 26 giugno 2026 e sarà preceduto da 3 workshop per aiutare aspiranti partecipanti a preparare al meglio la propria proposta progettuale. 

Nel polo di Treviso, i Laboratori hanno approfondito in particolare i temi legati all’internazionalizzazione d’impresa. Tra le opportunità più recenti, “CLab AI - Nuove tecnologie digitali per l’internazionalizzazione d’impresa” (2025), “ESG e sostenibilità nella prospettiva dell’internazionalizzazione d’impresa” (2024 e “EXIM Diversificazione dei mercati e importazione dei consumatori” (2023). 
A marzo 2026, partirà il nuovo CLab GeoRisk – Rischi e opportunità per l’internazionalizzazione d’impresa nei mercati dell’area ASEAN”: i team partecipanti aiuteranno le imprese a valutare il potenziale di interesse e a definire percorsi di internazionalizzazione più consapevoli ed efficaci. La candidature sono aperte fino al 2 marzo.

Nelle testimonianze che seguono, studentesse, studenti e docenti raccontano in prima persona cosa significhi partecipare a un CLab e quale impatto questa esperienza abbia avuto sul loro percorso accademico e professionale. 

Edoardo Zamperioli Sorrenti, CLab Crafting San Marco (2025) e CLab Board Member for ACTION (2025): Il mio percorso all'interno del CLab ha rappresentato un punto di svolta nel mio iter accademico. Più che un semplice laboratorio didattico per l’acquisizione di CFU, l'ho vissuto come un’importante occasione di networking strategico, fondamentale per instaurare rapporti professionali e accademici duraturi con colleghi di diverse discipline.
In questo contesto, la figura dei facilitatori si è rivelata centrale: un supporto capace di generare un profondo arricchimento, non solo in termini di hard skills e competenze trasversali, ma anche dal punto di vista umano. Il valore distintivo di questi laboratori risiede proprio nella 'contaminazione' di idee: un mix progettuale che nasce dal confronto costante all'interno di un team di lavoro eterogeneo. È un’esperienza che consiglio vivamente ai futuri studenti: il CLab non è un adempimento burocratico, ma il momento in cui la teoria universitaria incontra la pratica, trasformando la condivisione della conoscenza nel vero motore della crescita professionale.”

Caterina Mazzetto, CLab - Life (2018) e facilitatrice dei CLab: Alla fine del 2018 ho partecipato a uno dei primi CLab di Ca’ Foscari, il CLab - Life, dedicato agli spazi di vita e di lavoro. Per me è stato il primo contesto in cui il design è diventato una chiave concreta per leggere i problemi e trasformarli in opportunità progettuali. Il CLab mi ha messa subito davanti alla complessità reale di collaborare con persone diverse, con tempi stretti e un obiettivo comune da raggiungere. In quei due mesi abbiamo costruito un progetto partendo dagli strumenti del design thinking, lavorando sul pitch e sperimentando tecniche visuali e narrative per dare forma a insight, scenari e possibili soluzioni. In questo processo ho scoperto quanto mi venisse naturale facilitare il lavoro del gruppo: aiutare le persone a confrontarsi, trovare un terreno comune, tenere il focus sugli output attesi. Se una persona si iscrive al CLab, trova uno spazio protetto ma molto reale in cui mettere alla prova ciò che sa già fare e, allo stesso tempo, scoprire parti di sé e competenze che non sapeva di avere, che continuano a essere rilevanti ben oltre la durata del laboratorio.”

Elena Saccilotto, CLab InterESG 2024: “Il laboratorio ha rappresentato per me un’esperienza unica e profondamente formativa. È stata una vera full immersion a 360 gradi, che mi ha permesso di lavorare a stretto contatto con professionisti di alto livello e di mettermi alla prova in un contesto diverso da quello universitario tradizionale. Durante questo percorso ho conosciuto tantissime persone, con molte delle quali sono ancora in contatto oggi, creando legami autentici e duraturi. Inoltre, CLab permette di imparare competenze e approcci che nessun altro corso universitario riesce a trasmettere, soprattutto a livello pratico e umano. Ciò che si crea durante quel mese è qualcosa di davvero speciale: sembra di vivere un’esperienza fuori dal tempo e fuori dall’università, capace di regalare grandi soddisfazioni sia a livello umano che professionale”

Vladi Finotto, docente di Economia e Gestione delle Imprese:  “Quando abbiamo sviluppato il concetto dei CLab insieme al rettore Michele Bugliesi, ci eravamo posti degli obiettivi ambiziosi che oggi consideriamo pienamente raggiunti. Il primo traguardo era trasformare la didattica in un processo attivo. Sebbene oggi questo sembri un concetto assodato, all'epoca rappresentava una sfida innovativa: volevamo che ragazzi e ragazze potessero impossessarsi del sapere in modo dinamico, superando la tradizionale lezione frontale.
Un secondo punto fondamentale riguardava il ruolo degli studenti e studentesse nella società: volevamo che potessero mostrare il proprio talento e dare un contributo concreto al mondo prima ancora di concludere il percorso della laurea magistrale. Parallelamente, sentivamo l'esigenza che l'Università e la sua comunità di ricerca diventassero parte attiva nella formazione del mondo esterno. Attraverso un approccio che unisce la dimensione sperimentale e laboratoriale a quella ludica, imprese, istituzioni pubbliche e associazioni hanno potuto introiettare competenze e conoscenze innovative. In questo modo, quel ponte tra università e territorio — troppo spesso evocato solo a parole — è diventato una realtà concreta. Abbiamo trasformato l'Università e, insieme ad essa, abbiamo trasformato un po' anche il mondo che sta fuori.”

Alessandra Bucossi, docente di Storia bizantina: “I laboratori di didattica attiva nascono come un’esperienza di incontro tra le diverse aree del nostro Ateneo e il territorio. Si tratta di un format che si è rivelato nel tempo particolarmente vincente e strategico, soprattutto per la qualità del dialogo instaurato con il mondo delle imprese. Negli ultimi anni, abbiamo scelto di ampliare ulteriormente questa esperienza, aprendo anche al mondo della cultura e coinvolgendo istituzioni che operano in questo settore, non solo a livello locale, con l’obiettivo di proporre temi sempre più vicini ai percorsi di studio e agli interessi degli studenti, in particolare di area umanistica, senza rinunciare a una forte attenzione all’interdisciplinarietà. I laboratori rappresentano, per loro natura, un luogo di libertà: uno spazio di sperimentazione in cui gli studenti e le studentesse, forti di una solida formazione disciplinare, possono confrontarsi con colleghi e docenti provenienti da esperienze diverse. È qui che la creatività trova il terreno necessario per esprimersi, permettendo ai giovani di valorizzare non solo le proprie competenze, ma anche i propri sogni, le proprie aspirazioni e la capacità di immaginare il futuro.”

Giancarlo Corò, docente di Economia applicata: “Il motivo che ci ha spinto a creare i laboratori di didattica attiva è stata l’esigenza di rinnovare la formazione universitaria per rispondere alle trasformazioni sociali, culturali e tecnologiche che da tempo mettono in discussione il nostro tradizionale approccio alla didattica. L'esigenza più sentita era quella di riconoscere l'esperienza come parte fondamentale del processo di apprendimento, cercando inoltre di superare un limite del nostro sistema di formazione e valutazione dello studente, centrato sull’individuo e delimitato da rigidi confini disciplinari.
Il fatto che questa innovazione abbia preso piede a Treviso non è stato casuale. Molto spesso risulta più facile generare innovazioni significative ai margini di un sistema, dove si gode di maggiore libertà d’azione e sperimentazione. La sfida era del resto anche quella di qualificare il ruolo del Campus Treviso nell'offerta di Ca' Foscari, superando l'idea di “sede periferica” per creare, invece, uno spazio capace di produrre didattica originale e rafforzare il dialogo con il territorio di riferimento del nostro ateneo. In questi anni siamo riusciti a costruire importanti reti professionali, culturali e istituzionali che hanno contribuito al rinnovamento dell'economia locale, migliorando al contempo l’esperienza formativa dei nostri studenti.”

 

Francesca Favaro